DISCIPLINE


KRAV MAGA METODO MILITARE

Il Krav maga è il sistema ufficiale di combattimento usato dalle forze israeliane (IDF – Israeli Defense Force) dalla polizia, dai servizi di sicurezza israeliani, da alcuni reparti della polizia degli Stati Uniti e in molti paesi europei, oltre a molti civili in tutto il mondo.

Il Krav Maga è un sistema di combattimento che si è sviluppato e raffinato durante gli anni dei conflitti. Dà risalto alla facilità e semplicità delle tecniche, che sono state esaminate e studiate durante scontri reali e scontri simulati, in questo sistema non vi è nulla di superfluo o estetico.

Il Krav Maga è diviso in due parti:

  • la difesa personale è la parte fondamentale del Krav Maga, gli allievi imparano a reagire ad aggressioni, evitare di essere feriti, difendersi rapidamente dagli aggressori. Le difese sono rivolte ad una vasta varietà di attacchi: pugni, calci, prese, immobilizzazioni, eccetera; così come difese da più aggressori, anche armati. Gli allievi applicano i princìpi e le tecniche del Krav Maga anche in circostanze avverse e “scomode”, come da seduti, con poca libertà di movimento, in luoghi con scarsa illuminazione, o sotto sforzo.
  • il combattimento corpo a corpo costituisce la fase più avanzata e specializzata e insegna come neutralizzare rapidamente ed efficacemente un avversario.  Comprende elementi di lotta legati alla realtà operativa: tattiche, combinazioni potenti, attacchi e difese psicologiche per addestrare non solo fisicamente gli allievi, ma anche per infondere loro una disciplina mentale specifica, atta a rinforzare lo spirito e a sviluppare la capacità di occuparsi di situazioni stressanti senza sforzo.

Il Krav Maga non è un’arte marziale: questo sistema non si basa su metodiche tradizionali, è un sistema caratterizzato da un metodo logico rigoroso e sviluppa tecniche facili e pratiche, che sono caratterizzate da movimenti semplici del corpo umano. Il Krav Maga non include regole e limitazioni, di conseguenza non vi sono concorsi o gare: è destinato a rimanere solo un sistema realistico di combattimento.

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JU JITSU – JU CONTACT

Il Jūjitsu (柔術) è un’arte marziale giapponese il cui nome deriva da , o “jiu” secondo una traslitterazione più antica, (“flessibile”, “cedevole”, “morbido”) e jutsu (“arte”, “tecnica”, “pratica”). Veniva talvolta chiamato anche taijutsu (arti del corpo) oppure yawara (sinonimo di ). Il Jūjutsu era praticato dai bushi (guerrieri), che se ne servivano per giungere all’annientamento fisico dei propri avversari, provocandone anche la morte, a mani nude o con armi.

Il Jūjutsu è un’arte di difesa personale che basa i suoi principi sulle radici del nome originale giapponese: Hey yo shin kore do, ovvero “Il morbido vince il duro”. In molte arti marziali, oltre all’equilibrio del corpo, conta molto anche la forza di cui si dispone. Nel Jujitsu, invece, la forza della quale si necessita proviene proprio dall’avversario. Più si cerca di colpire forte, maggiore sarà la forza che si ritorcerà contro. Il principio, quindi, sta nell’applicare una determinata tecnica proprio nell’ultimo istante dell’attacco subito, con morbidezza e cedevolezza, in modo che l’avversario non si accorga di una difesa e trovi, davanti a sé, il vuoto.

Oggi è praticato in numerosi paesi del mondo, con organizzazioni anche di carattere internazionale. In Italia la FIJLKAM Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali, possiede al suo interno un settore dedicato, sebbene esistano organizzazioni di carattere privato o promozionale (AICS, ACSI, UISP, AIJJ, ecc.) in cui il Jūjutsu è ben sviluppato. Particolare rilievo assume l’Associazione Italiana Ju-Jitsu e Discipline Affini (AIJJ & DA), in quanto unica federazione sportiva italiana di Ju-Jitsu, internazionalmente riconosciuta dalla federazione sportiva JJIF (Ju-Jitsu International Federation), a sua volta riconosciuta dal GAISF (General Association of International Sports Federations) [1] e dal IWGA (International World Games Association).

Nel mondo esistono molte Scuole e Federazioni che praticano Ju Jitsu; proprio per questo il governo giapponese ha da tempo istituito un Ente, il Dai Nippon Butokukai (Sala delle virtù marziali del grande Giappone), con la funzione di salvaguardare le arti marziali Tradizionali Giapponesi dal “possibile attacco sferrato dalla modernità e dall’avidità umana”. Questo Ente certifica l’effettivo collegamento tra il passato e il presente di una Scuola tradizionale, conservandone documenti e quant’altro risulti utile a certificarne l’autenticità.

KARATE

Karate (空手, Karate) è un’arte marziale nata nelle Isole Ryukyu, (oggi Okinawa), in Giappone. Fu sviluppato dai metodi di combattimento indigeni chiamati: te (手, letteralmente: “mano vuota”) e dal kenpō cinese. Prevede la difesa a mani nude, senza l’ausilio di armi, anche se la pratica del Kobudo di Okinawa, che prevede l’ausilio delle armi tradizionali (Bo, Tonfa, Sai, Nunchaku, Kama), è strettamente collegata alla pratica del Karate. Attualmente viene praticato in versione sportiva (privato della sua componente marziale e finalizzata ai risultati competitivi tipici dell’agonismo occidentale) e in versione arte marziale tradizionale per difesa personale. Nel passato era studiato e praticato solo da uomini, ma col passare dei secoli anche le donne si sono avvicinate a questa disciplina.

Il Karate fu sviluppato nel Regno delle Ryūkyū prima della sua annessione al Giappone nel XIX secolo. Fu portato sul continente giapponese durante il periodo degli scambi culturali fra i nipponici e gli abitanti delle Ryukyu. Nel 1922 il Ministero dell’Educazione Giapponese invitò Gichin Funakoshi a Tokyo per una dimostrazione di karate. Nel 1924 l’Università Keio istituì in Giappone il primo club universitario di Karate, e nel 1932 tutte le maggiori università avevano i loro club. In un’epoca di crescente militarismo giapponese, il nome fu modificato da mano cinese (唐手, mano cinese) a mano vuota (空手, mano vuota)– che in entrambi i modi viene pronunciato karate – ad indicare che i nipponici svilupparono una forma di combattimento di stile giapponese. Dopo la Seconda Guerra Mondiale Okinawa divenne un importante sito militare statunitense, ed il Karate popolare tra i soldati stanziati sulle isole.

Shigeru Egami, capo istruttore del Dojo Shotokan, riteneva che “la maggior parte dei sostenitori del karate nei Paesi oltre mare vedeva questa disciplina solo come una tecnica di combattimento. Film e televisione rappresentavano il karate come un modo “misterioso” di combattere, capace di causare la morte o il ferimento dell’avversario con un singolo colpo. I mass media lo rappresentavano come una pseudo arte lontana dalla realtà.” Shōshin Nagamine scrisse: “Il Karate può essere considerato come una lotta con se stessi, o come una maratona lunga tutta la vita che può essere vinta solo attraverso l’autodisciplina, il duro allenamento e i propri sforzi creativi.”

Nato come arte marziale per il combattimento e l’autodifesa, con il tempo il karate si è trasformato in filosofia di vita, in impegno costante di ricerca del proprio equilibrio, in insegnamento a “combattere senza combattere”, a diventare forti modellando il carattere, guadagnando consapevolezza e gusto nella vita, imparando la capacità di sorridere nelle avversità e di lavorare con determinazione e nel rispetto degli altri. Solo quando questo insegnamento verrà compreso appieno, sostengono i suoi estimatori, l’allievo potrà essere veramente libero e realizzato.

MMA – MIXED MARTIAL ARTS

Con il termine arti marziali miste (abbreviato spesso in MMA, acronimo del termine inglese Mixed martial arts, e a volte impropriamente chiamate free fight, no holds barred o vale tudo) si indica uno sport da combattimento a contatto pieno il cui regolamento consente l’utilizzo sia di tecniche di percussione (cioè calci, pugni, gomitate e ginocchiate), sia di tecniche di lotta (come proiezioni, leve e strangolamenti). Una competizione di MMA inizia con il combattimento in piedi che può proseguire a terra e gli atleti possono vincere ai punti, per KO o per sottomissione (cioè costringendo l’avversario alla resa tramite leva o strangolamento). Gli atleti di MMA, in genere, si allenano per il combattimento in piedi nella muay thai, nel pugilato e nella lotta libera, e per il combattimento a terra nel grappling e nel brazilian jiu jitsu No-Gi.

Il termine deriva dal fatto che il formato è concepito all’origine come punto di confronto fra differenti discipline; ma nel corso degli anni, adattando le tecniche di ognuna al nuovo scenario, combinando stili diversi fra loro e studiando strategie funzionali al contesto di questo sport, secondo alcuni giudizi le arti marziali miste avrebbero imboccato un loro sentiero per cui si starebbero evolvendo verso uno stile a sé stante. In genere chi compete nelle gare professionistiche di MMA si è comunque specializzato in qualche sport da combattimento particolare, che pratica di base regolarmente o che ha appreso per focalizzare quel tipo di scontro all’interno di un match di arti marziali miste.

Attualmente esistono nel mondo diverse organizzazioni di MMA professionistiche la più famosa delle quali è l’americana Ultimate Fighting Championship (UFC). L’unica Federazione Internazionale riconosciuta dal CIO (Comitato Olimpico Internazionale) che gestisce le MMA e il grappling è la FILA che in Italia per le MMA e il grappling è rappresentata dalla Federazione Italiana Grappling MMA (FIGMMA). In Italia il CONI ha riconosciuto e autorizzato in via esclusiva la FIJLKAM-FIGMMA a disciplinare e gestire lo sport delle MMA.

Il termine non va confuso con le arti marziali ibride, nonostante il concetto di fondo sia simile e sia frequente nel circuito delle MMA che gli atleti combinino la pratica e la conoscenza di vari particolari sport da combattimento per ottenere una combinazione flessibile di stili (“cross-training”).